Ogni persona è unica. Anche il percorso terapeutico.
Nel mio lavoro non applico un metodo uguale per tutti, ma costruisco percorsi personalizzati che tengono conto dell'età, delle caratteristiche, delle risorse e dei bisogni di ciascuno. Ogni bambino, adolescente o adulto porta con sé un'esperienza unica, che richiede tempi, strumenti e modalità di intervento differenti.
Per questo motivo, all'interno del percorso psicoterapeutico, posso integrare la Play Therapy e diversi linguaggi espressivi e simbolici, scegliendo di volta in volta quelli più vicini alla persona e al suo modo di comunicare. La parola, il gioco, le immagini e il processo creativo diventano così possibilità diverse attraverso cui esprimere ciò che si vive, dare forma all'esperienza e aprire nuove possibilità di cambiamento.
L'obiettivo non è semplicemente ridurre un sintomo, ma andare oltre ciò che appare, riconoscere i bisogni e le emozioni che possono esservi dietro e accompagnare la persona verso un equilibrio più autentico e duraturo.
Credo che ogni difficoltà abbia una storia e un significato che meritano di essere compresi.
La psicoterapia
La psicoterapia è uno spazio di ascolto e di relazione nel quale è possibile esplorare emozioni, pensieri, comportamenti e vissuti che possono generare sofferenza o ostacolare il benessere della persona.
Sono psicologa e psicoterapeuta ad orientamento espressivo, un modello psicodinamico che considera la persona nella sua globalità e affianca al dialogo la possibilità di utilizzare linguaggi espressivi e simbolici.
Non sempre, infatti, ciò che viviamo trova immediatamente le parole per essere raccontato. Alcune esperienze, soprattutto quelle più profonde, precoci o difficili da rappresentare, possono trovare una forma attraverso immagini, simboli, movimento, gioco e processi creativi.
All'interno della psicoterapia, questi diversi linguaggi possono diventare strumenti di espressione, conoscenza ed elaborazione, permettendo di entrare in contatto con aspetti della propria esperienza che talvolta faticano a emergere attraverso la sola parola. Il processo creativo non ha una finalità artistica o estetica: ciò che assume valore è l'esperienza che prende forma durante il percorso e la possibilità di attribuirle nuovi significati.
Ogni intervento viene costruito insieme alla persona, rispettandone i tempi, i bisogni e le modalità espressive, affinché possa trovare il linguaggio più vicino al proprio modo di sentire e raccontarsi.
Il gioco: la Play Therapy
La Play Therapy può essere utilizzata in presenza di difficoltà emotive e relazionali, ansia, difficoltà nella regolazione dei comportamenti, esperienze traumatiche o eventi di vita significativi. Può essere particolarmente preziosa quando le parole non sono ancora sufficienti per raccontare ciò che il bambino sente o sta attraversando.
Per un bambino il gioco non rappresenta semplicemente un momento di svago: è uno dei linguaggi più naturali attraverso cui esplora il mondo, costruisce relazioni, sperimenta possibilità ed esprime emozioni e vissuti che non sempre riesce ancora a raccontare con le parole.
La Play Therapy è un approccio terapeutico che utilizza il gioco e i suoi processi come strumenti privilegiati di comunicazione e di intervento. Si fonda su specifici modelli teorici, evidenze scientifiche e una formazione specialistica che consente al terapeuta di utilizzare il linguaggio del gioco all'interno di una relazione terapeutica sicura e significativa.
Attraverso il gioco il bambino può dare forma al proprio mondo interno, esplorare ciò che sta vivendo, rielaborare esperienze difficili e sperimentare nuove modalità di affrontare situazioni, emozioni e relazioni. In questo spazio può inoltre sviluppare e rafforzare risorse emotive, relazionali e cognitive.
Durante gli incontri il terapeuta osserva, accoglie e accompagna il bambino rispettando il suo linguaggio spontaneo e i suoi tempi evolutivi. Non si tratta semplicemente di “giocare insieme”: il gioco diventa parte del processo terapeutico e offre al bambino uno spazio protetto nel quale esprimersi, sperimentare e costruire nuove possibilità.
Il linguaggio espressivo
Accanto alla parola e al gioco, anche immagini, colori, materiali, simboli e processi creativi possono diventare parte del percorso terapeutico.
Non è necessario possedere alcuna abilità artistica, perché l'obiettivo non è realizzare qualcosa di bello o tecnicamente riuscito. Il valore dell'esperienza risiede nel processo: nella possibilità di dare una forma concreta a emozioni, pensieri e vissuti che, a volte, sono difficili da riconoscere o raccontare attraverso le sole parole.
Creare un'immagine, scegliere un materiale, costruire, trasformare o rappresentare simbolicamente un'esperienza può aprire uno spazio diverso di esplorazione e permettere di avvicinarsi al proprio mondo interno attraverso modalità più immediate e personali.
Nel mio lavoro questi strumenti non vengono proposti in modo prestabilito, ma trovano spazio quando possono essere utili alla persona e al momento che sta attraversando. Possono accompagnare il dialogo oppure, in alcune fasi del percorso, diventare una modalità privilegiata attraverso cui esprimersi ed elaborare ciò che sta vivendo.
Ciò che assume valore non è quindi il prodotto finale, ma ciò che accade durante il processo creativo: le emozioni che emergono, i significati che possono prendere forma e le nuove possibilità di guardare alla propria esperienza.
Il lavoro con la famiglia
Quando il percorso riguarda un bambino o un adolescente, la famiglia rappresenta una parte importante del processo terapeutico.
I colloqui con i genitori offrono uno spazio in cui fermarsi a osservare ciò che sta accadendo, conoscere meglio i bisogni del figlio e dare senso alle dinamiche quotidiane. Non hanno lo scopo di individuare responsabilità o stabilire ciò che è “giusto” o “sbagliato”, ma di costruire uno sguardo condiviso.
Nel corso del percorso diventano occasioni per accompagnare i cambiamenti, riflettere sulle modalità relazionali ed educative e individuare nuove strategie per affrontare insieme i momenti di difficoltà.
La famiglia diventa così una risorsa attiva del percorso e di continuità nella vita quotidiana.
Il lavoro in rete
Quando è utile, il percorso può aprirsi anche ai diversi contesti di vita della persona.
Soprattutto nel lavoro con minori, ciò che accade nello spazio terapeutico si intreccia con la scuola e gli altri ambienti significativi. Il confronto tra le figure di riferimento offre uno sguardo più ampio e aiuta a leggere con chiarezza la situazione.
Collaboro con scuole, insegnanti, pediatri, neuropsichiatri infantili e servizi territoriali con l'obiettivo di costruire interventi coerenti e continui.
Ogni confronto avviene nel rigoroso rispetto della riservatezza ed è preventivamente condiviso e concordato con la persona o con la famiglia.
Un percorso costruito insieme
«Perché un percorso terapeutico non si costruisce semplicemente attraverso una tecnica, ma nell'incontro tra due persone, nel rispetto dei tempi, delle risorse e dell'unicità di ciascuno.»
Ogni persona ha un proprio modo di raccontarsi, entrare in relazione e attraversare ciò che sta vivendo. Per questo non credo in percorsi prestabiliti né in un'unica modalità di intervento valida per tutti.
Credo nella relazione terapeutica come spazio di incontro, ascolto e trasformazione: un luogo in cui sentirsi accolti, esplorare la propria esperienza e, nel tempo, scoprire nuovi modi di guardare a sé stessi e a ciò che accade.
La parola, il gioco, le immagini e i linguaggi espressivi possono diventare, in momenti diversi, strumenti attraverso cui avvicinarsi a ciò che ancora non riesce a essere raccontato, dare forma all'esperienza e aprire nuove possibilità.